Lo Scenario di una crisi “soft”.
Le statistiche economiche e finanziarie pongono l’Italia al primo posto nella gestione della crisi che ha sconvolto tutto il mondo e in particolar modo per ciò che riguarda il settore del credito e delle banche il dato è sorprendente e positivo: gli italiani, rispetto alla media europea sono davvero i meno indebitati fra tutti.
La statistica rende l’idea di un popolo di formiche viventi, di risparmiatori “incalliti” e di gente che piuttosto di investire spacca il materasso con un coltello e lo riempe dei soldi risparmiati in una vita.
E’ lo scenario dell’ Italia in questo 2009, di persone intelligenti e furbe, che nei momenti di crisi tirano fuori il portafoglio e vanno ad acquistare un immobile ad un prezzo nettamente inferiore rispetto a 2 o 3 anni fa.
E’ anche un popolo di imprenditori e di generosi, da noi la disoccupazione si sente di meno rispetto che nel resto d’Europa, gli industriali tirano la cinghia, guadagnano meno ed evitano i licenziamenti dei dipendenti, che in un periodo di crisi nera sono all’ordine del giorno. E qui le caratteristiche argute dei nostri cittadini vengono fuori, siamo una stirpe di gente che si adatta, soffre e muore per ideali.
Uomini e donne che amano la famiglia e i valori, che nei momenti di difficoltà rafforza i sentimenti ed evita il distacco, il disagio, la solitudine.
Già un sentimento fatto made in italy, che diventa un marchio inesorabile di fabbrica che abbiamo sulla pelle e sul quale ci aggrappiamo ogni giorno.
Ma esiste un altra realtà, tutta italiana, quella di gente povera che non arriva alla fine del mese, di disoccupati, pignorati, protestati e cassaintegrati, che ricorrono al banco dei pegni piuttosto che finire in una strada.
La fila cresce sempre di più e i beni vengono pagati il 15% del loro reale valore.
E’ l’Italia che soffre e che spera di uscire dalla crisi e dalle pessime vicissitudini economiche e che dal 2009 ha una consapevolezza, la forza d’animo e la capacità di adattarsi alle difficoltà, una qualità incredibile del nostro popolo di “arrabattoni”.
